viernes, 24 de febrero de 2017

Vita italiana nell’Argentina. Impressioni e Note, de Francesco Scardin (1899)




«Le correnti migratorie, gli scambi commerciali e i traffici non sono riusciti finora a diffondere negli stati europei – e segnatamente in Italia – la conoscenza dei paesi del Sud-America che in proporzioni molto limítate; onde le classi medie e popolari d’oltre oceano obbediscono, in proposito, a preconcetti le cui conseguenze non possono a meno di riuscire dannose agli interessi generali.
Scrittori di buona volontà non mancano di venire spesso alle regioni platensi col proposito di studiare a fondo la vera situazione delle cose; ma o vi si trattengono troppo poco per dirne poscia con coscienza e competenza, o pubblicano libri e relazioni sospettati di soverchia parzialità così nel contenuto dei singoli giudizi come nell’esposizione delle indagini compiute. E tutto rimane nella falsa luce di prima.
Gli emigranti – dal canto loro – non possono essere elementi di propaganda utile e istruttiva. Venuti in cerca di lavoro, nella maggioranza analfabeti e tozzi, badano sopratutto al pane ed a racimolare qualche risparmio. La diversità degli usi, le nuove forme della vita sociale, l’arte cui la loro intelligenza – d’altronde – non giungerebbe, le leggi alle quali – senza capirle – obbediscono, li lasciano nella più completa indifferenza. E tornano in patria come ne sono partiti, riassumendo quandochessia le loro impressioni d’America in una frase vuota e inconcludente.
E ancora quelli che tornano e che la loro coltura e il loro spirito d’osservazione sarebbero in grado di raccontare qualcosa seriamente, se hanno acciuffata la fortuna descrivono questi paesi coi più smaglianti colori, veri paesi di cuccagna dove i campi danno messi d’oro; se invece li ha perseguitati una sorte avversa, narrano di mille tristi vicende e di un’esistenza resa insopportabile da una infinita serie di ostacoli e peripezie.
Poi come gli emigranti – quando ne siano richiesti – ripetono di orde brigantesche che assaltarono questa e quella fattoria, e incendiarono e distrussero; come ripetono della necessità di andare armati fino ai denti e di tenere il portafoglio sempre stretto fra le mani, senza distinguere Buenos Aires – per esempio – dalle regioni del Chaco e dalle lande incustodite della Pampa, ne avviene che – almeno la gente volgare – finisce per vedere aggressioni e incendi e ladrocini ovunque, e dovunque una imbellettatura di civiltà sopra un fondo di barbarie.
Il volgo italiano ha dell’America un concetto vago, indeterminato, confuso. E a volre gli si affaccia all’immaginazione come una terra senza confini, e a volte racchiusa in confini così ristretti da potersi eguagliare ad uno stato europeo di modesta estensione, facile ad essere percorso in lungo ed in largo a proprio talento.
Perciò non vi riesce strano quando alla viglia della vostra partenza per la repubblica Argentina, Tizio con un fiume di parole dolci e cortesi vi prega di porgere i suoi saluti all’amico Caio residente – mettiamo – a San Paulo; e un secondo d’informarlo suvito, col primo postale diretto in Italia, delle condizioni in cui versa Sempronio stabilitosi da parecchi anni a Pernambuco; e un terzo di recapitare un bigliettino ad un suo parente il quale debe trovarsi in America ma non saprebbe precisamente dove!...»


Francesco Scardin, Vita italiana nell’Argentina. Impressioni e Note. Buenos Aires: Compañía Sud-Americana de Billetes de Banco, 1899.

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