jueves, 26 de enero de 2017

Lettera al ‘Nuovo giornale d’Italia’ sull’emigrazione in Argentina, de Giuseppe Di Vittorio (1947)




«Signor direttore,
poiché il vostro giornale d’ieri sera ha pubblicato un violento attacco contra la Cgil a proposito dell’emigrazione, chiamando in causa direttamente il sottoscritto, vi prego di pubblicare integralmente la seguente risposta:
1) Il problema dell’emigrazione è per il nostro paese un grave problema sociale, nazionale ed umano, del quale chiunque crede di doversene occupare, dovrebbe farlo con senso di obiettività e di responsabilità, senza abbandonarsi ad attacchi bassi e privi di ogni serietà, almeno per non dare l’impressione che si è al servizio di negrieri e di schiavisti in cerca di lavoratori abbandonati al proprio destino e che perciò possano essere sottoposti allo sfruttamento più feroce e inumano.
2) La Cgil che – contrariamente all’affermazione menzognera del vostro giornale – è l’organizzazione più libera e democratica che esista in Italia, e che perciò non può essere stata ‘presa’ de nessuno con la ‘prepotenza’, segue una direttiva molto chiara e semplice nella questione dell’emigrazione. Questa direttiva, nella quale concordano tutte le correnti esistenti nella Cgil, si può così riassumere: a) favorire l’emigrazione dei lavoratori italiani in qualsiasi paese tenendo conto di non far mancare la mano d’iopera spezializzata per la ricostruzione dell’Italia e di assicurare al lavoratore italiano all’estero la protezione e l’assistenza – in tutta la misura del possibile – dello Stato democratico e delal Confederazione del lavoro, in modo che l’emigrato non abbia a trovarsi isolato e indifeso e quindi facile preda di sfruttatori senza scrupoli; b) poiché nel momento attuale sono numerosi i paesi che domandano manodopera italiana, dare maggiore preferenza a quelli che offrono migliori condizioni economiche e morale ai nostri lavoratori e maggiori vantaggi al nostro paese (come quello del pagamento in materie prime indispensabili ecc.); c) ottenere che le garanzie per i lavoratori siano tanto più precise e sicure quanto più il paese d’immigrazione è distante, dato che la distanza e il costo del viaggio renderebbero il lavoratore praticamente prigioniero del datore di lavoro e quindi messo in condizione di subire qualsiasi vessazione.
Nei confronti di una possibile emigrazione in Argentina la Cgil non ha avuto e non ha nessuna opposizione di principio. I suoi rappresentanti nella commissione governativa, che esamina il rativo progetto di accordo, si sono limitati a sostenere proposte dirette a evitare dolorose sorprese per i nostri lavoratori, ispirandosi alle direttive generali di cui sopra. Tutto ciò che si afferma in contrario è falso ed è diretto a impedire che i nostri lavoratori abbiano le garanzie neccessarie.
3) Contrariamente alle affermazioni del vostro articolo di ieri, l’intervento della Cgil nelle trattative con vari paesi (Belgio, Francia, Cecoslovachia ecc.) non solo è stato diretto ad ottenere le migliori condizioni per i nostri lavoratori ma anche ad eliminare difficoltà e ritardi di ordine burocratico nell’attuazione. Anzi, allo scopo di rendere più solleciyo il reclutamento e la partenza degli emigranti, la Cgil ha rivendicato questi servizi alle Camere del lavoro provinciali. Intanto questo intervento della Cgil a cui voi attribuite così tenebrose quanto sciocche intenzioni è valso per esempio a far dare alle migliaia di lavoratori che hanno già emigrato in Francia – e ai 200 000 che ancora possono emigrare in quel paese – gli assegni familiari anche per i figli che rimangono in Italia, oltre che la facoltà di effettuare le rimesse in Italia in misura soddisfacente. Per ottenere gli assegni familiari per le persone a carico del lavoratore rimaste in Italia, è stata necessaria l’emanazione d’una nuova legge da parte del governo francese. Questi sono vantaggi concreti che non interessano al vostro giornale ma interessano molto ai lavoratori italiani.
4) Cadendo nel genere letterario da romanzo giallo, il vostro articolo afferma che con la politica dell’emigrazione seguita dalla Cgil ‘un continente nuovo come l’America non avrebbe potuto essere incivilito’. Se questo ragionamento avesse un senso vorrebbe dire che l’Argentina avrebbe messo a disposizione del lavoro italiano una parte del suo territorio. A noi risulta invece più semplicemente che si tratta di lavoratori che dovrebbero andare a lavorare come salariati di imprenditori argentini. Ma c’è qualcuno del vostro giornale che sappia qual è la vita (se così si può chiamare) dei lavoratori agricoli occupati nelle fazendas sudamericane? Tuttavia se non vi fosse altra via d’uscita, per i nostri lavoratori noi capiremmo la necessità anche di adattarsi a delle condizioni peggiori. Ma poiché abbiamo una certa facoltà di scelta, per quale ragione non dovremmo preferire le condizioni più sicure e migliori per i lavoratori?
La Cgil ha coscienza di compiere il primordiale dei suoi doveri, difendendo e valorizzando come meglio può i lavoratori italiani dentro e oltre i confini dell’Italia. Essa non si lacscerà deviare da nessun attacco e da nessuna menzogna.
Grazie della pubblicazione.»


En: Nuovo giornale d’Italia, 15 febbraio 1947.

Reproducido en: Giuseppe Di Vittorio, Le strade del lavoro. Scritti sull’emigrazione. A cura di Michele Colucci. Roma: Donzelli, 2012.


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