jueves, 4 de junio de 2020

Civiltà italiana nel mondo. In Argentina, Mario Puccini (1938)





«Un amico italiano di Buenos Aires mi disse un giorno:
– Lei conosce La Costanera?
– Certamente – ho risposto – è stata la prima passeggiata a cui mi hanno invitato i cari amici del Plata: bellissima, una delle più belle strade del mondo.
– Ebbene, che direbbe lei se sapesse che questa strada quasi ad ogni passo ha un segno, un monumento, un nome nostri, italiani?
– Possibile?
Ed eccoci sulla Costanera, dopo aver sostato un monumento nei giardini di Palermo, questa oasi di verde e di luce, dove la gente di Buenos Aires viene tutte le domeniche a cercare un ‘ora di spasso; e che deve il suo nome ad un emigrato italiano. Il Plata si allarga torbido e maestoso come un mare; il sole ne screzia di innumerevoli bagliori la superficie immensa e severa. La Costanera corre basta e piana sul bordo del fiume; questa via moderna che per qualche chilometro guarda da un lato il fiume, dall’altro la città, la quale si direbbe non abbia il coraggio di condurre fino a lei i suoi rumori stordenti, è d’una belleza austera e potente; si sente in essa, fors’anche più che nelle vie del movimento e del traffico, la serietà di questo popolo che sa romanticamente sognare e sbrigliarsi, ma che crede anche robustamente e classicamente alla vita e al lavoro.»

Mario Puccini, Civiltà italiana nel mondo. In Argentina. Buenos Aires: Società Nazionale “Dante Alighieri”, 1938.

74º aniversario de la Fiesta de la República







EL CABILDO DE SALTA (ARGENTINA) SE ILUMINÓ 
CON LOS COLORES DE LA BANDERA DE ITALIA

El Gobierno de la Ciudad de Salta, en Argentina, 
a través del Programa de Comunidades Migrantes de la Subsecretaría de Contenidos, Participación Ciudadana y Asuntos Estratégicos, 
saluda a los miembros de la colectividad italiana en Salta, 
al celebrarse el 74º aniversario de la Fiesta de la República (Festa della Reppublica).

miércoles, 3 de junio de 2020

El conventillo de la paloma. Sainete en un acto y tres cuadros, Alberto Vacarezza (1929)






«Buenos Aires la abnegada
ciudad abierta y bien amada,
dio el albergue de su fe
a cuantos a ella vinieron,
y a pocos andar se fundieron
en su crisol… y así fue
como a la luz de la tea
del trabajo y de la idea,
la lejana Gran Aldea
de los sueños de Cané,
se tornó proficua y pingüe,
cosmopolita y bilingüe,
hasta ser lo que hoy se ve.

Y pues que a requisotoria
de la afluencia inmigratoria
mezcla sus voces la euforia
de la perla y el cantar,
en la gracia del remedio
urdió su trama y su enredo
el sainete popular.

Y tal fue que en esta hora
ciertamente constructora
pero un tanto olvidadora
de lo que ha sido y pasó.
Cabría en su afirmativa
decir claro y bien arriba
que el sainete no deriva
de la frondosa inventiva
puramente intelectiva
sino de la fuente viva
que aliento y fuerza le dio.»

Alberto Vacarezza, El conventillo de la paloma. Sainete en un acto y tres cuadros. Estrenada en el Teatro Nacional el 5 de abril de 1929.
Alberto Vacarezza, Teatro. Tomo I. Estudio preliminar de Osvaldo Pellettieri. Buenos Aires: Corregidor, 1993.



Fotografías: 
Conventillo en Serrano 156, Buenos Aires. Historias urbanas: Artículo en El Clarín
El conventillo de la paloma. Teatro Cervantes. Dirección: Rodolfo Graziano (1981). Link para más información: Ficha

lunes, 1 de junio de 2020

La storia (quasi vera) del milite ignoto raccontata come un’autobiografia, Emilio Franzina (2014)





«La nostra nave, sul cui ponte lavato di fresco passeggiai a lungo nervosamente in attesa che la sirena desse l’annuncio della partenza, era arrivata dal Plata con già a bordo un carico nient’affatto dissimile dal nostro, anche se assai più numeroso, di volontari argentini e uruguagi saliti a Buenos Aires e a Montevideo. Mollati gli ormeggi e superate le iniziali diffidenze che nutrivano a pelle verso costoro, come incombeva ad ogni buon brasiliano nei confronti dei gauchos per quanto, al pari di noi, tutti italiani o italo discendenti, io e altri due volontari paulisti ai quali mi sarei maggiormente legato (Italo Mauzzi perché borghigiano del Brás e sfegatato tifoso della Palestra Italia che poi morì sul Carso e Renato Bellucci perché redattore del “Fanfulla”, grande appassionato di ciclismo e saltuario cliente della tipografia in cui lavoravo) facemmo amicizia abbastanza in fretta anche con questi riservisti portegni. Specie con soggetti allegri come i due fratelli Carlito e Americo Peretti, figli di un grosso commerciante veneto di Buenos Aires in affari con la potente ditta Facchinetti, nati e cresciuti entrambi tra San Telmo e la Boca del Riachuelo. Più difficile fu legare, devo ammettere, con qualcun altro degli argentini come Ferdinando Indelicato, uno spilungone di origine ligure, rampollo di famiglia clericale abbastanza doviziosa, che non a caso diventò poi tnente e s’imboscò, appena arrivato dal corso allievi ufficiali di Modena, in un ufficio di maggiorità romano a ordire trame d’ogni tipo sino a diventare, per le sue fitte relazioni, addirittura maggiore senza aver mai passato neanche un giorno al fronte e non perché temesse gli austriaci o gli assalti, bensì perché disdegnava, da buon hidalgo, di mischiarsi con i soldati semplici e con la gentucola delle trincee. Ma l’antipatico Indelicato costituiva, per fortuna, soltanto un’eccezione. Il resto della combriccola argentina era amichevole e compensò il fastidio della sua presenza a bordo mentre la nave, frattanto, acquistava sempre più velocità costeggiando ancora per un poco le rive brasiliane dell’Atlantico.
La nostra avventura, insomma, stava davvero incominciando.»

Emilio Franzina, La storia (quasi vera) del milite ignoto raccontata come un’autobiografia. Roma: Donzelli, 2014.



Entrevista a Emilio Franzina: UNIVR Magazine



Anselmo Ballester, allegoria del milite ignoto, incoronato dalla Vittoria alata all'Altare della Patria, 1921.





viernes, 29 de mayo de 2020

Alle rive del Plata. Ricordi di viaggio, Ferdinando Resasco (1890)





«Un giorno io domando ad un uomo serio: vogliate dirmi quali siano i monumenti principali dai quali dovrei cominciar la rivista, a Buenos Aires.
L’altro mi risponde: – I principali monumenti sono le banche.
Poco soddisfatto, ripetei la stessa domanda ad un altr’uomo ancor più serio. – Egli mi rispose: – le primer rappresentazioni d’un’opera importante.
Ed un terzo mi disse: – Venite quest’oggi con me: vi mostrerò qualche cosa di splendidamente monumentale.
Prendemmo una vettura, che ci portò al giardino pubblico, detto Palermo, superba mostra della più lussureggiante vegetazione, nel tempo stesso che raccolta zoologica d’inestimabile valore. Però il monumento che l’uomo seriissimo voleva mostrarmi non era quello: deviammo un po’ dalla passeggiata pubblica e andammo nel recinto delle corse dei cavalli. Qui la nostra vettura fece sosta:
– È questo il monumento? – domandai, un po’ mortificato, non vedendo che un gran piano, più o meno erboso; dei cavalli in aspettativa, della gente a gruppi, dei pali infossati e dei segni di confine.
Il mio uomo più che serio mi fece accostare a qualche gruppoi, invitandomi a stare attentissimo non meno alle corse dei cavalli che alle ancor più sbrigliate scommesse dei gruppi cui stavano vicini.
Le corse cominciarono in quella guisa che, nel gran mondo dello Sport, cominciano e si effettuano tutte le corse di questo genere. Cavalli di razza che sembrano aver l’ali ai piedi; fantini che cadono; distanze che spariscono; terreno che vien divorato; nugoli di polvere che s’alzano.
L’importante non era là: era molto più vicino a me. Qui uomini pallidi, trepidanti, seguivano le rapidissime mosse. A un ceto punto l’uno diceva: – Scomemetto per mille scudi su quesl baio inglese: – l’altro soggiungeva: – Scommetto per diecimila su quel nero tedesco. – A poco a poco le scommesse ingrandivano prodigiosamente: gli scudi diventavano sterline; le diecine di migliaia finivano col diventare centinaria di migliaia! –
Maraviglioso e scandaloso, ma vero! Gridate pure all’americanata, ma non a carico di me che v’espongo fatti. Credevo anch’io di trasognare e non assitevo che alla realtà. Senza contare che c’era pel mezzo altro genere di scommesse, più tacito: le scommesse preventivamente fissate negli uffici dello sport in città.
Col procedere delle corse e delle scommesse, tutte quelle faccie livide mi parevano a poco a poco diventate fantasmi; i cavalli sembravano tutti un corpo con chi li cavalcava: credevo rinascere in piena mitologia per una parte; in piena orgia babelica per l’altra.
Il mio compagno mi domandò: – Non è, per Buenos Aires, un gran monumento cotesto?
Convenni, finchè egli volle, ch’era un monumento, ma pregai l’uomo serio di non farmi più assistere a tali scene. Ciascuno ha il proprio temperamento: io sentiva che tutto ciò mi faceva male, più che se avessi assistito a un disastro ferroviario, dove, almanco, c’è da far vribrare fortemente la corda della pietà. La nostra carrozza s’allontanò da quel recinto. Due signori, lungo la strada, salutarono famigliarmente il mio compagno; egli li invitò a salire nella vettura: si parlò del nostro punto di provenienza e del monumento di aberrazione cui avevano assitito.
Uno dei nuovi saliti disse: – Si potrebbe portar il signore ad ammirare un altro monumento.
– Di questo invero ne ho avuto abbastanza, – risposi.
I tre si scambiarono qualche segno d’intelligenza, poi diedero un ordine al cocchiere e da lì a poco tempo la carrozza si fermò dinanzi ad un recinto murato.»

Ferdinando Resasco, Alle rive del Plata. Ricordi di viaggio. Milano: Fratelli Treves Editori, 1890.




miércoles, 27 de mayo de 2020

"Armando Discépolo y el argentino contaminado", La Argentina en pedazos, Ricardo Piglia (1993)






«Un entrevero cosmopolita. La inmigración puso en crisis a la Argentina tradicional. Los resultados no estuvieron de acuerdo con los pronósticos y las utopías de las clases dominantes. El desencanto de los sectores tradicionales es uno de los grandes temas de nuestra historia cultural a partir de 1890 y hasta bien entrada la década del ’30. Lucio Mansilla sintetiza bien la alarma general: “El gaucho simbólico se va, el desierto se va, la aldea desaparece, la locomotora silba en vez de la carreta. En una palabra, nos cambian la l lengua que se pudre, nos cambian el país. En medio de esta confusión de lenguas y del entrevero cosmopolita los apellidos se pierden como escasa mostacilla entre gruesa munición”. La crisis se generaliza y los problemas de la identidad nacional pasan a primer plano.

La lengua argentina. La posible disgregación de la lengua nacional fue uno de los puntos centrales del debate. Nuestra lengua madre es contaminada y el pueblo habla un verdadero dialecto formado por elementos universales, escribía Estanislao Zeballos. Y Sicardi señalaba: Buenos Aires es una jaula... Se habla un lenguaje que es una mezcla de palabras de todos los idiomas”. En ese contexto la literatura pasa a tener una función social determinante: el escritor, el hombre de letras, aparece como el guardián de la integridad del lenguaje. La literatura no sólo debe asegurar la supervivencia de los valores nacionales, sino también restituir y preservar la unidad de la lengua»

Ricardo Piglia, La Argentina en pedazos. Buenos Aires: Ediciones de la Urraca, 1993.

lunes, 25 de mayo de 2020

"La gesta de Luiggin", Violines y toneles, Roberto J. Payró (1908)




«La gesta de Luiggin.


A Pedro Angelici.

I

–En cuanto junte un capitalito, pongo una carpintería por mi cuenta. El que trabaja hace camino en este país, ¡todo el mundo me lo ha dicho!
Así pensaba Luiggin, el marido de la linda Marietta al desembarcar en Buenos Aires por el antiguo muelle de pasajeros, con pocas liras en el bolsillo y muchas ilusiones y esperanzas en la cabeza, su decisión de buen piamontés, sus fuertes brazos de mozo robusto y su habilidad de oficial carpintero.
Había que verlo subir por la barranca de la calle Piedad hacia el centro, alto, enjuto, con sus largos bigotes negros y sus ojos resueltos y brillantes, dejando colgar los brazos de que pendían dos macizo y encallecidos puños, balanceados por el movimiento, al lado de Marietta, menuda y vivaracha, en cuyo rostro sonrosado ardían como brasas los labios y como llamas las pupilas.
Se habían casado hacía poco, en una aldea próxima á Turín, convenidos de antemano para venir á América en busca de fortuna, seguros de sí mismos, de su buena suerte, de su amor y de su alegría. Y se embarcaron días después de la boda, y aquí estaban ya, en el teatro de la lucha, dispuestos á vencer y convencidos del triunfo.
Luiggin no perdió tiempo, y antes de acabar con la última de las pocas monedas que había traido, ya tenía ocupación y salario en el taller de un paisano suyo, y veía el horizonte de color de rosa, soñando entre las astillas y las virutas con su futuro establecimiento, las riquezas, la vuelta triunfal á Italia y á su pueblo. Su mujer soñaba con él, en las horas tranquilas del descanso, frente á la frugal comida, y á los proyectos de ambos se mezclaban risas y bromas, la afectuosa jovialidad de gente optimista que cuenta con su fuerza y su juventud, y no vislumbra siquiera dificultades en el camino.
El salario era pequeño, bastaban apenas para sus necesidades; pero modestos y ordenados, no sufrían ni se quejaban.
–Hay que empezar por el principio –decía Luiggi, –y es malo apurarse mucho.
Y reía y cantaba bromeando con Marietta, y en el taller, envuelto en aserrín y polvo, su voz alegre, se oía de la mañana á la noche, vibrante de contento y de confianza.
Hasta entonces le había sido imposible poner nada de lado, pues los gastos se equilibraban estrictamente con las entradas. Pero ¿no tenía aquellos brazos formidables y aquel pecho de atleta? ¿Para qué pedir más? ¡Tiempo al tiempo, qué diablos!... Y sin embargo, sin ahorros, no podría establecerse por su cuenta… ¡Bah! Ya llegaría el momento de economizar, aunque el patrón, “paisano” y todo, se mostrara duro y mezquino.»

Roberto J. Payró, Violines y toneles. Buenos Aires: M. Rodríguez Giles, Editor, 1908.