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martes, 12 de junio de 2012

Italia lontana, de Alarico Buonaiuti (1925)


Colui che ritorna

“Era appena cominciata la lezione, quando la porta si spalancò, e comparve il padre di Giuilio Valori, tutto ben vestito come per una festa, seguito dal figliuolo, cogli abiti della domenica anche lui, e una letizia nel viso come non aveva avuta mai. Giunto vicino al maestro, il signor Valori gli disse:
- Son venuto a salutar lei ed i compagni di Giulio, perchè torniamo in Italia. –
A queste parole seguì un «oh» di tutti, tanta fu la meraviglia di ciascuno a quella notizia così inaspettata.
Giulio non aveva fatto nulla intendere del grande avvenimento che si preparava. E i compagni non potevano davvero immaginarlo, neppure se da due giorni egli non andava a scuola.
Mentre il maestro e il signor Valori parlavano tra loro, Giulio si avvicinò ai banchi, e offrì la mano a quelle che si tendevano per stringergliela.
Nella scolaresca si levò un mormorio nervoso ed ardente, sommesso però e contenuto. Ciascuno  voleva salutare il piccolo condiscepolo che tornava in Patria, e si affanava perchè gli giungesse la sua voce. Ma i saluti erano come velati dalla commozionbe. V’era in quei bisbigli tanta passione e tanto dolore, un fremito di desiderii, che si facevano più cocenti nello stesso tempo in cui la speranza veniva a mancare.
No, Giulio Valori soltanto se ne tornava nella terra bella, nella terra delle preghiere e della poesia, nella patria dei Santi più grandi, dei geni più gloriosi, nel paese dei martiri e degli eroi, là dove tutti sono Italiani, e amano la stessa Patria, e parlano la lingua di Dante!... Soltanto Giulio partiva verso le belle marine azzurre, verso le colline allegre, verso i villaggi cinti di torri eppure umili e devoti sotto il profilo degli alti campanili.
Quando giunse vicino ad Antonio, e gli disse: «Vado a riveder la mamma», questi gli gettò le braccia al collo, senza poter pronnunciare una sillaba. Le loro lagrime si confusero.
Allora tutti i compagni vollero abbracciare Giulio, l’uno dopo l’altro, e il maestro e il babbo si rivolsero a guardare con occhi umidi,
- Poveri figliuoli! – disse il maestro al signor Valori. – Vorrebbero seguirvo tutti quanti! –
E poi agli alunni:
- Assai vi onora che sentiate a questo modo il richiamo della Patria. È il desiderio più gentile e più nobile che possa albergare nella vostra anima. Ma in spirito ci tornerete anche voi, in Italia, quando vorrete. Basta averla fortemente nel cuore per esserle vicini, per sentirla, anche se intorno si odano lingue e si scorgano insegne d’altre genti. Giulio Valori intanto la saluterà per tutti voi, la nostra terra, ed anche per me, non è vero? –
Il piccolo Giulio gli si avvicinò accenando di sì col capo. Ma quando fece come per baciargli la mano, il maestro lo trattene e, chinatosi sopra di lui, gli pose le labbra sulla fronte.”

Buonaiuti, Alarico, Italia lontana. Libro di lettura per le classi superiori delle scuole elementari italiane all’estero. Premiato e approvato dal Ministero degli Affari Esteri. Vol. Primo. Firenze: R. Bemporad & Figlio – Editori, 1925.

Ilustración: de la novela Cuore, de Edmondo De Amicis. Milano: Fratelli Treves, 1886.

lunes, 11 de junio de 2012

Italia lontana, de Alarico Buonaiuti (1925)

L'Italia in Argentina

"Antonio domandò al babbo come mai gli Italiani residenti in Argentina avessero sottoscritto quasi un terzo della somma totale data da tutto i connazionali all'estero, mentre avevano dato tanto di meno quelli del Brasile che sono in numero maggiore.
Il signor Berti fu lieto della domanda.
- Eccoti già alle prese con la questione dell'italianità in America! - esclamò sorridendo.
«Il segreto è che la familia dei nostri fratelli d’Argentina è più ricca  di ogni altra che sia in qualunque parte del mondo, anche se più numerosa.
«Sono trentamila i nostri connazionali colà residenti che posseggono, ciascuno, da mezzo milione a mezzo miliardo di lire. E ben quattro miliardi italiani sono depositati nella sola Banca della provincia di Mendoza.
«Quattro miliardi in una sola provincia! Se pensi che la ricchezza d’Italia prima della grande guerra superava appena gli ottanta, ti sentirai sbalordito al confronto.
«Gli Italiani proprietari di case a Buenos Aires riscuotono per pigioni non meno di un milione di lire al mese. E come proprietà di immobili in tutta la Repubblica ne hanno essi soli il doppio di quelle di tutti gli stranieri messe insieme. Vedi quanto è enorme tutto questo!
«Èd è ricchezza, come hai veduto dal prestito, che facilmente si dona, onde ne sono più alti il pregio ed il vanto.
«Un nostro connazionale di là che ha lasciato agli eredi un miliardo accumulato col lavoro, prestò all’Argentina la somma di cinquecento mila pesosoro in un momento di estreme difficoltà finanziarie per lo Stato. E duecento mila ne donò un altro alla provincia di Buenos Aires per la costruzione di una scuola argentina. Gli Italiani di quella capitale hanno un ospedale capace di ricoverare cinquecento malati poveri, e non credo che la nostra beneficenza all’estero sia mai giunta più in là.-
Antonio s’interessava sempre più alle notizie che per lui erano davvero fantastiche. E volle anche sapere quando in Argentina fosse apparsa la prima orma italiana.
Il padre si mise a ridere.
- Vuoi dunque portarti via tutta la mia scienza dell’emigrazione! Il primo Italiano ad andarci fu il ligure Leon Pancaldo, alla metà del cinquecento, mezzo secolo dopo la scoperta dell’America. Era un commerciante, e non tardò a stabilire tra Genova e La Plata dei traffici che si fecero sempre più intensi. E non fu Belgrano, ligure anche lui, uno dei maggiori uomini della rivoluzione argentina?
«Poi cominciarono ad apparire i nostri forti lavoratori, e si può dire che gran parte di quelle terre debbono al sudore italiano la loro fecondità. In una sola provincia, ottanta mila ettari di terreno, una volta incolto, sono oggi tutta una vigna ridente e generosa per virtù di agricoltori nostri. E i più grandi e i più belli edifici e le più ardue opere idrauliche e portuari sono lavoro di nostri ingegneri e di operai nostri.
«Ne vuoi di più? Le Società inglesi di costruzione ferroviarie non assumevano operai che non fosssero italiani-
Antonio ascoltava attonito, con profonda commozione.
- Un grande scienziato argentino ha detto precisamente così: «Se ci fosse un titolo di nobiltà agricola nel mondo, esso spetterebbe al contadino italiano, sul cui scudo dovrebbe essere inciso come simbolo l’aratro di Roma.»
- E «Nuova Roma» fu chiamata la prima colonia agricola costituita nella pampa argentina dai nostri emigrati. –"

Boniauti, Alarico, Italia lontana. Libro di lettura per le classi superiori delle scuole elementari italiane all’estero. Premiato e approvato dal Ministero degli Affari Esteri. Vol. I. Firenze, R. Bemporad & Figlio – Editori, 1925.

Fotografía: Comedor del Hotel de Inmigrantes, 1914.